Rivalutazione beni d’impresa e partecipazioni 2017: una guida

La legge di stabilità 2017 ha riproposto la rivalutazione dei beni d’impresa e delle partecipazioni riservata alle società di capitali ed enti commerciali che nella redazione del bilancio non adottano i Principi contabili internazionali.

La rivalutazione va effettuata nel bilancio 2016 e deve riguardare tutti i beni risultanti dal bilancio al 31.12.2015 appartenenti alla stessa categoria omogenea. È possibile affrancare, anche parzialmente, tale riserva mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva pari al 10%.

Il maggior valore dei beni è riconosciuto ai fini fiscali (redditi e Irap) a partire dal terzo esercizio successivo a quello della rivalutazione (in generale, dal 2019) tramite il versamento di un’imposta sostitutiva determinata nelle seguenti misure:

  • 16% per i beni ammortizzabili;
  • 12% per i beni non ammortizzab

Rivalutazione beni e partecipazioni 2017: chi può farla

Per i soggetti con periodo coincidente con l’anno solare, la rivalutazione dei beni esistenti nel bilancio dell’esercizio 2015 dovrà essere eseguita nel bilancio dell’esercizio 2016 da approvare, nella generalità dei casi, entro il 30 aprile 2017. Possono effettuare la rivalutazione dei beni i soggetti titolari di reddito d’impresa e che non adottano i principi contabili internazionali nella redazione di bilancio. In particolare questi soggetti sono:

  • società per azioni, società in accomandita per azioni, società a responsabilità limitata residenti nel territorio dello Stato;
  • società cooperative e società di mutua assicurazione residenti nel territorio dello Stato;
  • società europee di cui al Regolamento CE n. 2157/2001 e società cooperative europee di cui al Regolamento CE n. 1435/2003, residenti in Italia;
  • enti pubblici e privati, compresi i trust, residenti e non residenti in Italia (non rileva il fatto che abbiano per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di un’attività commerciale);
  • imprese individuali, società in nome collettivo e società in accomandita semplice ed equiparate;
  • persone fisiche non residenti che esercitano attività commerciali in Italia mediante stabili organizzazioni.

La rivalutazione è consentita sia ai soggetti in contabilità ordinaria che semplificata. Tuttavia, per i soggetti in contabilità semplificata la rivalutazione è consentita a condizione che venga redatto un apposito prospetto che dovrà, eventualmente, essere presentato su richiesta dell’Agenzia delle Entrate. In particolare, tale prospetto deve riportare il prezzo di costo e la rivalutazione compiuta.

Si intendono inclusi tra i soggetti ammessi alla rivalutazione anche:

  • le imprese in liquidazione volontaria (salvo il recupero a tassazione ordinaria nel caso di distribuzione del saldo di rivalutazione);
  • le imprese che, in base alle scelte negoziali adottate, deducono gli ammortamenti nell’ambito dei contratti di affitto o usufrutto d’azienda.

Restano esclusi dall’ambito soggettivo di applicazione della rivalutazione:

  • le persone fisiche esercenti lavoro autonomo, arti e professioni, anche in forma associata;
  • le persone fisiche esercenti attività agricola che non produce reddito d’impresa in quanto rientrante nei limiti previsti dall’art. 32, TUIR;
  • gli enti non commerciali per i beni relativi all’attività non commerciale;
  • i soggetti IAS;
  • i soggetti che determinano il reddito in modo forfettario.

 

Rivalutazione beni e partecipazioni 2017: su quali beni?

Possono essere oggetto di rivalutazione:

  • i beni materiali ed immateriali diversi da quelli alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa;
  • le partecipazioni in società controllate e collegate iscritte tra le immobilizzazioni.

Seguendo le istruzioni delle Entrate nella circolare esplicativa 18/E del 13/06/2006, riguardante la precedente rivalutazione, si ritiene che:

  • la rivalutazione sia possibile per tutti le immobilizzazioni ammortizzabili e non, sia materiali che immateriali;
  • risultano esclusi dal campo di applicazione gli oneri pluriennali, l’avviamento, gli immobili merce e i crediti.

Stante il carattere volontario della rivalutazione, questa non può essere applicata sui singoli beni, ma, come illustrato nella circolare 18/E/2006, deve essere operata per “categorie omogenee”.

TIPOLOGIA BENE INDIVIDUAZIONE DELLA CATEGORIA OMOGENEA
Beni materiali ammortizzabili (esclusi immobili e mobili registrati) Per anno di acquisizione e coefficiente d’ammortamento
 Immobili  Aree non fabbricabili

Fabbricati non strumentali

Fabbricati strumentali per destinazione

Fabbricati strumentali per natura

Beni mobili iscritti in pubblici registri Veicoli

Aeromobili

Navi iscritte e non nel registro internazionale

Beni immateriali Sono rivalutabili distintamente
Partecipazioni in imprese controllate e collegate -Azioni: per ciascun soggetto emittente, tenuto altresì conto delle loro caratteristiche (ordinarie, privilegiate, di risparmio, ecc.)

-Quote: per ciascuna società controllata/collegata;

In sintesi, per i beni mobili non registrati, le categorie sono costituite sulla base dell’aliquota di ammortamento e per anno di acquisizione, facendo riferimento ai gruppi stabiliti dal D.M. 31/12/1988 in materia di coefficienti di ammortamento.

Rivalutazione beni d’impresa e partecipazioni 2017: come fare

La rivalutazione può essere effettuata utilizzando una delle seguenti modalità:

  1. Rivalutazione sia del costo storico sia del fondo ammortamento Consente di mantenere invariato il periodo di ammortamento
  2. Rivalutazione del costo storico Comporta un allungamento del periodo di ammortamento. Tale modalità potrebbe incontrare il limite rappresentato dal valore di sostituzione del bene (costo di acquisto di un bene nuovo della stessa tipologia); secondo la dottrina infatti il costo rivalutato non deve essere superiore a tale valore.
  3. Riduzione totale o parziale del fondo ammortamento Consente di ridurre il fondo di ammortamento. Tale tecnica era stata utilizzata nelle precedenti rivalutazioni per eliminare la quota di ammortamento anticipato effettuata in esercizi precedenti ai soli fini fiscali. Tale problematica dovrebbe essere già stata risolta in sede di disinquinamento del bilancio.

Appare immediatamente evidente come i metodi contabili di cui alle lettere 2) e 3) siano di più immediata applicazione. E’ sufficiente, infatti, individuare il maggior valore attribuibile ai beni ed iscriverlo a decremento del fondo di ammortamento dei beni o ad incremento dell’attivo lordo. Invece il metodo di cui alla lettera a) è più complesso da gestire in quanto il maggior valore dovrà essere spalmato, nella medesima proporzione, sia ad incremento del costo storico sia ad incremento del fondo di ammortamento. Si consideri, comunque, che tale metodologia consente di non mutare la lunghezza del piano di ammortamento e, conseguentemente, di ottenere un più rapido recupero del maggior valore rilevato in bilancio

Rivalutazione beni d’impresa e partecipazioni 2017: Imposta sostitutiva

Sui maggiori valori dei beni rivalutati l’imposta sostitutiva dovuta è del

  • 16% sui beni ammortizzabili
  • 12% sui beni non ammortizzabili.

Le imposte in questione sono sostitutive delle imposte sui redditi, dell’Irap e delle relative addizionali. Il versamento delle imposte sostitutive avviene in un’unica rata entro il termine di versamento a saldo delle imposte sui redditi dovute per il periodo di imposta con riferimento al quale la rivalutazione è stata eseguita.

Il maggior valore dei beni è riconosciuto ai fini fiscali a partire dal terzo esercizio successivo a quello della rivalutazione (in generale, dal 2019).

In caso di cessione / assegnazione ai soci / autoconsumo o destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa prima dell’inizio del quarto esercizio successivo a quello di rivalutazione (in generale, 1.1.2020), la plus / minusvalenza è calcolata con riferimento al costo del bene ante rivalutazione.

 

Fonte : Fisco&Tasse

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